Breve recensione del romanzo La solitudine dei numeri primi, di Paolo Giordano, vincitore nel 2008 del premio Strega e del Premio Campiello opera prima.
La solitudine dei numeri primi è il titolo del romanzo d'esordio di Paolo Giordano, giovane scrittore torinese divenuto celebre per essersi aggiudicato, nel corso del 2008, il Premio Strega ed il Premio Campiello opera prima.
Il libro è concepito come romanzo di formazione e si segnala, oltre che per il titolo suggestivo, per uno stile preciso ed asciutto, e uno svolgimento scorrevole che riesce a coinvolgere il lettore a dispetto di una trama quasi monotona.
Il romanzo, dopo gli eventi drammatici dei primi capitoli, procede in maniera lineare sino alla conclusione, facendo emergere il disagio ed il senso di vuoto vissuto dai protagonisti.
E' in questo disagio il senso del romanzo, nella solitudine di due esistenze che si sfiorano ma che non hanno la forza di aggrapparsi l'una con l'altra alla ricerca di un barlume di felicità, e precipitano nella disperazione di una sopravvivenza malinconica e incolore.
Sinossi
Alice è una bambina obbligata dal padre a frequentare la scuola di sci. È una mattina di nebbia fitta, lei non ha voglia, il latte della colazione le pesa sullo stomaco. Persa nella nebbia, staccata dai compagni, se la fa addosso. Umiliata, cerca di scendere, ma finisce fuori pista spezzandosi una gamba.
Resta sola, incapace di muoversi, al fondo di un canale innevato, a domandarsi se i lupi ci sono anche in inverno.
Mattia è un bambino molto intelligente, ma ha una gemella, Michela, ritardata. La presenza di Michela umilia Mattia di fronte ai suoi coetanei e per questo, la prima volta che un compagno di classe li invita entrambi alla sua festa, Mattia abbandona Michela nel parco, con la promessa che tornerà presto da lei.
Questi due episodi iniziali, con le loro conseguenze irreversibili, saranno il marchio impresso a fuoco nelle vite di Alice e Mattia, adolescenti, giovani e infine adulti. Le loro esistenze si incroceranno, e si scopriranno strettamente uniti, eppure invincibilmente divisi.
Come quei numeri speciali, che i matematici chiamano "primi gemelli": due numeri primi vicini ma mai abbastanza per toccarsi davvero. Un romanzo d'esordio che alterna momenti di durezza e spietata tensione a scene rarefatte e di trattenuta emozione, di sconsolata tenerezza e di tenace speranza.
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