Fabrizio De Andrè è scomparso nel gennaio del 1999, colto da una grave malattia, ma la sua voce e la sua musica vivranno sempre in chi ne ha fatto punto fondamentale di formazione e di crescita.

 

 

Fabrizio De Andrè è scomparso nel gennaio del 1999, a soli cinquantanove anni, colto da una grave malattia e io mi trovo, ora come allora, davanti ad una tastiera con l'idea di scrivere qualche parola in sua memoria.

Fabrizio è stato uno tra i più conosciuti ed amati cantautori italiani: aveva una voce calda e suadente, bruciata da troppe sigarette e da troppo whisky, che riusciva però ad essere familiare e rassicurante.

A chi gli domandava se non si considerasse un poeta, più che un cantautore, Fabrizio rispondeva:

"Benedetto Croce disse che fino a 16 anni tutti sono poeti; dopo i 16 restano solo due categorie di persone ad appellarsi così: i poeti ed i cretini. Io, per precauzione, preferisco considerarmi un cantautore...".

Tuttavia i suoi testi, composti con grande ricercatezza e meticolosità, raggiungono vette di assoluto lirismo ed esprimono una poetica precisa, riconoscibile in tutta la sua produzione.

Molte canzoni sono pervase da un'atmosfera malinconica e propongono una visione romantica ma disincantata della vita, caratterizzata da uno sguardo attento e lucido sui piaceri e sulle sofferenze terrene. Ha raccontato storie di umili e disadattati, è stato il cantore degli emarginati. Ha dato dignità ai perdenti e ai reietti, facendone emergere colpe e depravazioni, tratteggiando con grande sensibilità le miserie e le debolezze umane.

I brani da ricordare sarebbero troppi per essere elencati; per chi non lo conosca a fondo voglio citare qualche album particolarmente significativo:

  • La buona Novella, rivisitazione della vita di Gesu' Cristo basata sui vangeli apocrifi,
  • Non al denaro non all'amore ne' al cielo, prodotto musicando alcune poesie tratte da L'Antologia di Spoon River di Edgar Lee Master,
  • Anime Salve, ultimo album di inediti pubblicato nel 1996, che condensa e riassume la filosofia portante.

Fabrizio è ricordato dai più per "La Canzone di Marinella", ma lui amava ripetere che la canzone che piu' gli somigliava era Bocca di Rosa e certamente il suo manifesto è rappresentato dalla splendida Creuza De Ma, scritta in dialetto genovese.

Nonostante la sua morte, mi piace pensare a Fabrizio De Andrè come a un vecchio amico di famiglia che ogni tanto passa a trovarti e si ferma a suonare qualche pezzo, magari davanti ad una buona bottiglia di vino.

La sua voce e la sua musica vivranno sempre in chi, come me, ne ha fatto punto fondamentale di formazione e di crescita.

 

 

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